A Frittole tutti sanno chi sei.
Questo vale naturalmente per i Frittolesi doc, che, essendo tali da generazioni, si conoscono tutti e sanno perfettamente chi sono i tuoi parenti prossimi.
Capita spesso di assistere alla seguente scena: gruppetto di comari "a chiacchiera" su una panchina al sole, passano due donne, salutano, e tirano avanti. Le comari appena queste si sono allontanate due metri dalla loro postazione, attaccano:
"O chi era quella accanto a Elena?"
"Che dici! La su cognata, no?"
"Ma chi-e, quella che sta a Firenze?"
"No eh quella che è fidanzata col barrista!"
"Il barrista quale? Il fratello del tu genero?"
"No quello che sta in piazza!"
"Ah dici quello che c'ha quella bimbina che va a danza con la mi nipote eh?"
"Si-e! Quello che il su babbo l'anno scorso l'hanno operato di cuore..."
E via discorrendo.
"Si-e! Quello che il su babbo l'anno scorso l'hanno operato di cuore..."
E via discorrendo.
Spesso non hanno ritegno, cominciano ad identificarti appena entri nel loro raggio visivo, e se, dopo varie consultazioni, quando passi loro accanto non ti hanno ancora focalizzato bene, sfacciatamente ti chiedono: "O te nini di chi sei?".
Ma questo vale anche per me, che Frittolese non sono. Tutti sanno chi sono. Sarà che è ben facile ricordare una faccia nuova quando si vive in un posto dove sono tutti visi noti, sarà che hanno un talento particolare per l'identikit del forestiero, ma mi scioccano continuamente.
Una delle prime volte che presi l'autobus, salutai con un "buongiorno" per cortesia mentre salivo. E l'autista, giuro, mai visto prima, "Ciao Alice!". Trauma.
Il giorno dopo l'autista era diverso, di nuovo un viso nuovo per me, di nuovo il mio saluto distaccato e di nuovo uno shock: dopo qualche minuto di viaggio, questo mi attacca bottone chiedendomi con nonchalance come stesse il mio fidanzato e se corresse ancora i rally...
Quindi vi avverto: a Frittole è impossibile farla franca. Vi tengono d'occhio. Attenti a cosa fate!
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