Avete presente l'indimenticabile film con Roberto Benigni e Massimo Troisi, Non ci resta che piangere? Quello in cui i mitici protagonisti in una notte buia e tempestosa venivano "teletrasportati" in un'altra epoca (nel millequattrocento, quasi millecinque!) e in un altro luogo?
Ecco, Frittole per l'appunto.
Io talvolta ho l'impressione di essere imprigionata in questa scena:
Nel senso che mi sono catapultata - ma, tengo a precisarlo, volontariamente - in questo ridente paesino della campagna toscana dove gli abitanti mi vedono un po' come una che viene, se non proprio dal futuro, da un altrove, da un fantomatico e non meglio specificato nord.
E io vedo loro (beh, alcuni di loro), proprio come il frittolese medio del video: persone buone e semplici, la cui tranquillità invidio moltissimo, e che pensano che Frittole sia un po' l'ombelico del mondo, dove tutto accade, il posto migliore dove vivere, più sano, più felice, più familiare del mondo. E probabilmente hanno ragione.
Ed è per questo che il paese dove vivo lo chiamo, affettuosamente, Frittole.
Ed è per questo che io credo di essere considerata, affettuosamente, un po' snob!
Sono nata e cresciuta in un paese della cintura di Torino, città che amo di un amore profondo e incondizionato (beh come tutti amano il posto dove sono nati e cresciuti), dove ho studiato e lavorato. L'ho lasciata per un altro amore profondo e incondizionato, quello per Lui, e mi sono trasferita in questo piccolo centro.
Praticamente sono emigrata al contrario!
Ci abito ormai da cinque anni, quasi sei in effetti, ma tutti i giorni mi riserva delle sorprese, tutti i giorni mi insegna cose nuove, tutti i giorni scopro nuove esilaranti differenze con la città!
Vorrei condividere con voi queste mie scoperte...
e allora buon viaggio!
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