lunedì 14 aprile 2014

E' ufficiale: ho disimparato a fare shopping

Vi annuncio ufficialmente che la mia abilità a comprare è morta, finita, kaputt.
Anzi no. Mi correggo: la mia abilità a comprare SCARPE E VESTITI è morta e sepolta.
Al supermercato sono bravissima a scovare ottimi prodotti con analisi comparata del rapporto qualità-prezzo e caccia all'offerta.
Starò mica invecchiando?
O forse è Frittole, che possiede due-tre negozi insufficienti ad allenarmi l'occhietto fashion?
Non lo so, ma mi succede sempre più spesso che, appena fisso una visita all'outlet a Barberino d'i'Mugello passo l'attesa in brodo di giuggiole a pensare alle migliaia di cose che comprerò e poi quando finalmente ci sono vado via con due reggiseni basic di Intimissimi e un regalo per qualcun altro. Cose realmente accadute.
Arrivo lì, penso "non ce la farò mai a comprare tutto quello che voglio in SOLE quattro ore" e poi non compro nulla.
E' il troppo, che mi spaventa. Comincio il giro pensando che al primo passaggio non si deve comprare nulla, che se poi due negozi dopo c'è una cosa più bella poi me ne pento, allora è meglio aspettare il secondo giro. All'inizio mi piace QUALSIASI COSA. Anche, che ne so, la roba dei bimbi. Che penso mannaggia che peccato non averne uno così da approfittare di questa megnifica offerta tre body per 5 euri. Li comprerei quasi per "metterli via, che poi torneranno utili", per dire. 
E poi succede che entro nei primi negozi e ispeziono accuratamente, poi mi rendo conto che non posso fare così per tutti che altrimenti altro che quattro ore, ci metterei un mese a vedere tutto, e allora salto qua e là. Dappertutto trovo cose che comprerei, e così non compro nulla da nessuna parte in attesa di non-so-cosa. 
Poi improvvisamente mi viene una fame tragica e così mi siedo a mangiare. E come per magia dopo pranzo non ho più voglia. Il secondo giro lo faccio alla svelta, tutto quello che mi sarei comprata al primo, al secondo lo ritengo superfluo, e tiro dritto.
Naturalmente una bella fetta di "colpa" ce l'ha Lui, che nei negozi non entra, "Ti aspetto fuori", e così a te che sei dentro viene l'ansia che lui è lì che si annoia. E poi dopo pranzo gli vengono in mente millemila cose da fare prima di sera e "Dai, andiamo, che è tardi".
E niente, vado via a mani semivuote.
Una volta non era così. 
Avevo tipo un sensore laser che mi focalizzava subito l'attenzione sul pezzo desiderato, lo provavo, facevo le mie considerazioni, e poi decidevo. In meno di 10 minuti. Andavo via soddisfatta, piena di borse e con l'impressione di aver fatto ottimi affari.
Avrò perso l'allenamento?
Sarà la crisi?
O, ancora peggio, la vecchiaia?


domenica 6 aprile 2014

Antigone era una regina che mi assomigliava caratterialmente - ovvero degli autisti di autobus frittolesi

Essere autista di autobus a Frittole ha i suoi vantaggi rispetto ad esserlo in città.
Invece di fare i conti con il traffico, i semafori, i pazzi alla guida e i passeggeri talvolta pericolosi, come i loro colleghi torinesi, gli autisti frittolesi sono quotidianamente alle prese con animali molesti, kilometri di strade curvose e deserte, spesso strettissime, e passeggeri il più delle volte familiari.
In certi casi sfidano le leggi della fisica per scambiarsi con bilici su e giù dai poggi, in certi altri pazientemente scendono dall'autobus e fanno manovra all'auto che viene loro incontro, per poterci passare entrambi, specie se alla guida c'è un anziano o una donna poco pratica (solo storie vere, giuro).
E poi ci sono loro, le studentesse arrapate con gli ormoni impazziti.
Queste quindic-sedic-diciassettenni sanno di poter contare su un ambiente tutto sommato sicuro e protetto anche quando sono sull'autobus, e anche se sono sole con l'autista. Perchè non è come i città, qui gli autisti sanno chi sei tu, o perlomeno chi sono i tuoi genitori, i tuoi nonni, e i passeggeri conoscono gli autisti o le loro famiglie, e normalmente si tratta di persone assolutamente affidabili.
Niente a che vedere con l'esperienza shock che ebbe una mia amica ai tempi del liceo, quando aspettava il pullman e la caricò un autista di un autobus fuori servizio, assicurandole che l'avrebbe portata comunque a destinazione e invece la portò in posti che lei non riconosceva e ci provò spudoratamente... non le successe nulla di grave, ma lo spavento fu tanto.
Ecco, per noi gli autisti erano perfetti sconosciuti maschi adulti dai quali tenersi a debita distanza, non dare confidenza, non rivelare alcun particolare sulla propria vita privata così che non potesse essere, un giorno, usato proprio contro di noi, esibire il biglietto a richiesta, zitte e mosca.
Qui no. L'autista rispecchia per loro l'uomo adulto, il padre al quale possono dire un po' di tutto, il maschio sul quale riversare i loro ormoni (senza mai però oltrepassare il semplice flirt da ragazzine, lo specifico), che a differenza dei loro coetanei non si imbarazza ed è lì, a portata di mano.
Loro stanno al gioco, un po' per noia, un po' perchè sanno che è un flirt innocuo.
E così l'altro giorno una ragazzina ha importunato il povero autista per tutto il tragitto, chiedendogli gomme da masticare, pareri sui ragazzi con cui uscire, raccontandogli amori e tradimenti e infine leggendogli una frase scritta (a suo dire) da un suo professore sulla sua bacheca Facebook: "L'ha dedicata a me, sai? Parla di Antigone, perchè dice che era una regina caratterialmente molto simile a me".
Il suo coetaneo e compagno di scuola, snobbato in favore del maschio adulto che guidava, a domanda di quest'ultimo, ha così sentenziato:"Io? Io mi butto all'òmini, mi sa che è meglio!".