venerdì 28 marzo 2014

Pancia piena

Le mie amiche frittolesi sono tutte cuoche provette. Non ho idea di come facciano.
Ho una media di una amica coetanea frittolese incapace in cucina su quattro virgola cinque. 
A Torino la media sale vertiginosamente a ben tre incapaci su quattro (e no, io non mi sono inclusa in nessuna statistica).
Non è che hanno più tempo, anche loro si dividono tra lavoro-casa-figli-mariti-echipiùnehapiùnemetta, sono proprio più brave. Hanno più passione, forse più tradizione, materie prime migliori, chissà.
Altro che io, la snob che si ostina ad andare controcorrente, amate del sushi, della cucina etnica, del finger food e degli apericena, che pensava di fare chissà cosa proponendo per cene in compagina pastasciuttine di verdurine, mini steak tartare e riso basmati con pollo al curry.
Ne consegue che io adoro essere invitata a cena da loro.
Fanno il pane da sé, la pasta fatta in casa, friggono che è un piacere, sbudellano pesci e non si fermano davanti a nulla.
Ieri sera un'amica che avevamo invitato a cena ha portato dei dolcini che - aiutatemiadirlo - meraviglia. Naturalmente ci siamo strafogati ma ne sono anche avanzati, e li ho diligentemente messi in frigo.
Oggi per pranzo, dopo la cena ipercalorica di ieri (noi abbiamo fatto la nostra parte, comunque, proponendo tagliolini al tartufo marzuolo, tagliata di manzo e insalata), da brava nordica, mi sono fatta un piattino di salmone al vapore con succo di limone e valeriana, per compensare. 
Peccato che poi non ho resistito e ho mangiato novecentosessantadue biscottini della mia amica.
E ora vado al lavoro con la pancia piena e il sonno tipico della digestione lenta...

mercoledì 12 marzo 2014

Lassù sul poggio

Una delle prime domande che mi venivano poste abitualmente dai Frittolesi dopo il mio trasferimento era:
"Ti ci garba quassù?".
E io a chiedermi, nella mia mente: ma come "quassù"? A ME? Una emigrata dal NORD! Se mai quaggiù, perchè ho disceso l'Italia, alla Garibaldi.
E invece no.
I Frittolesi stanno "quassù", inteso come sul poggio, alla sommità della collina, contrapposto alla pianura delle città.
E comunque non solo Frittole, ma anche le sue frazioni, e la maggior parte dei paesi limitrofi, sorgono sopra colli vicini e si vedono da una cima all'altra. Per indicare uno dei pochi paesi vicini che non è né su un poggio né sulla costa dicono, con una certa aria di superiorità: "Ah, lì in quella bu'a?" (ah, lì in quella buca?).

Effettivamente è una meraviglia ammirare la vista dalla cima della collina, a perdita d'occhio, vedere dove fortificazioni, dove campanili con attorno quattro case, là fino a riuscire a scorgere il mare.

La cosa molto meno romantica però sono le strade. Oddio, no, non è esatto. Le strade sono allo stesso tempo romantiche, meravigliose, panoramiche e rilassanti ma anche strette, impervie, piene zeppe di curve e luuuuuuuuunghissime. A volte anche pericolose, per via degli animali che attraversano senza preavviso, notte e giorno.
... vomito assicurato.
All'inizio mi veniva la nausea appena salivo in auto, fortunatamente col tempo anche il corpo si abitua, anche se ci sono strade che ancora oggi mi mettono a dura prova.

I panorami a tratti sono mozzafiato, però. Vigne, oliveti, poderi, paesini arroccati, pievi, pascoli e campi di grano che cambiano colore ogni giorno dell'anno e che non sono mai uguali a sé stessi. 
La primavera poi è un momento speciale, i campi sono ancora verdi, e spuntano fiori ovunque, lungo le strade, è una vera e propria espolosione.

E meno male perché queste strade mi sembrano veramente interminabili, tutto è lontano, e io, che sono pigra, prima di mettermi in cammino bisogna che abbia un ottimo motivo.
Lui dice che qui è impossibile perdersi, perché la strada è una e basta seguirla. Sì, è vero, ma se l'hai imboccata, e di campi e valli  e poggi sei nuova ad un certo punto, dopo aver percorso mezz'ora di saliscendi ti prende sistematicamente l'angoscia di aver sbagliato e di essere nel mezzo del nulla, senza possibilità alcuna di prendere la prima "traversa" e tornare sulla retta via.

Di notte, poi, non ne parliamo.
L'angoscia sale perchè ti prende la paura della fauna locale, composta di lepri, cinghiali, caprioli e istrici sempre pronti ad attraversare la strada. E il buio non aiuta di certo a prendere punti di riferimento. 
Se poi niente niente c'è anche la nebbia (SFATIAMO SUBITO UN MITO: NO, LA NEBBIA NON C'E' SOLO AL NORD!!!) allora potreste ritrovarvi, come me peraltro, a piagnucolare al volante pensando di essere finiti in una dimensione parallela.
E no, in questi posti i cellulari non prendono mai. E il navigatore vi mostra uno schermo vuoto dove il vostro puntolino è esattamente nel mezzo di un campo sterminato.

Ma qui fa parte del gioco, e diciamocela tutta, non sei nessuno se non puoi raccontare almeno un incontro ravvicinato del terzo tipo con un animale sistematicamente investito e finito dentro un succulento piatto.
Ops, questo non si poteva dire.