La festa del 1° maggio qui in Toscana, e soprattutto in Maremma, è molto sentita.
Chiaro, perchè è una cosiddetta "regione rossa" e va da sé che la festa dei lavoratori sia degnamente riconosciuta, ma il 1° maggio qui è anche e soprattutto legato alla campagna (e te pareva).
I contadini danno il benvenuto alla bella stagione (non so bene perchè siano contenti in effetti: da qui a tutto settembre i contadini sgobbano come asini) con tradizioni e cibi e canti, tra cui annoveriamo:
1. la colazione con la trippa. Ebbene sì. E' tradizione, alle otto, appena svegli, gustare trippa e vino, tanto per incominciare la giornata;
2. i baccelli. Crudi. Nel resto d'Italia altrimenti detti "fave" e altrimenti mangiati cotti. Ma vi posso assicurare che appena raccolti sono dolcissimi, e la morte loro è avvolti nel prosciutto toscano, preferibilmente affettato a mano, e nel pecorino. Una vera delizia da provare. Accompagnati da un buon vino, chevvelodicoaffà.
Eccovele in tutto il loro splendore, dopo che coraggiosamente le ho estratte dal sacchetto schivando chiocciole e insetti vari (naturalmente le suddette fave venivano direttamente dall'orto):
3. i Maggerini. Questi strani figuri agghindati in maniera stravagante si aggirano per il paese verso sera, ogni 30 aprile.
Nella tradizione e fino a qualche anno fa i Maggerini erano una vera e propria istituzione: gruppi di persone abbigliate con colori sgargianti, frange, cappelli, bandierine e chi più ne ha più ne metta per attirare l'attenzione, bravi nel canto e nella composizione di rime, con tanto di strumenti musicali e asini (ciuchi) al seguito che partivano il 30 aprile a piedi e facevano il giro dei poderi in campagna fino alla mattina del 1° maggio.
Suonavano ad ogni podere che incontravano sul loro cammino, svegliandone gli abitanti con le loro canzoni e con la musica. Era bene aprirgli solertemente se non si voleva che aumentassero il volume e il tono delle canzoni, che arrivavano, nei casi di ostilità estrema, ad essere vere e proprie jettature!
Una volta aperto l'uscio, i contadini erano soliti farli accomodare e mentre ascoltavano versi composti appositamente per loro (ovviamente si conoscevano tutti anche allora, e le rime erano, per dirlo alla snob, "customizzate" sui gusti e sugli avvenimenti della famiglia ospite) gli servivano ogni ben di dio da mangiare, e soprattutto e naturalmente, vino a volontà.
E così alla fine del giro erano ubriachi fradici e componevano versi sempre più strampalati, fino a stramazzare a terra all'alba!
Oggi non è più così, anche se lo è stato fino quasi certamente agli anni '50, e i maggerini sono impersonati dai bimbi delle scuole, che fanno un giro in paese, agghindati anche loro in maniera stravagante e con ciuchino al seguito, "cantando il maggio".
Sono già sei anni che abito qui ma tutti i 30 di aprile mi stupisco a vederli per la strada (la prima volta, senza sapere di cosa si trattasse, ovviamente fu trauma immediato) ma mi mettono sempre tanta allegria, e in fin de conti è proprio questo il loro compito!